Fin dalla sua prima messa in onda (nel 2001, pochi giorni dopo l’11 settembre), 24, oggi alla sua sesta serie, è subito stata definita come un “fenomeno culturale”, favorendo non solo la nascita di siti web, video giochi e graphic novel, ma anche la produzione di documentari della BBC e di pubblicazioni accademiche. 24 infatti non è solamente una fiction classica: è soprattutto un racconto dell’America contemporanea, delle sue paure e dei suoi fantasmi, capace di sintetizzare in un formato particolare (ogni episodio vede svolgersi le azioni dei protagonisti in una sorta di tempo reale, senza flash back o flash forward), sia le ossessioni proprie del passato delle fiction americane, quali la paura della cospirazione e di un nemico invisibile perché travestito da amico (come in X Files), sia quelle proprie di un presente dove la guerra al terrore viene “normalizzata” e resa inevitabile. Prendendo ad esempio alcuni episodi tratti da cinque diverse annate già complete, il mio intervento cercherà di mostrare come questa serie convogli valori e proponga forme di adesione a credenze che ci riguardano direttamente, fornendo una forma di classificazione e di interpretazione del mondo globalizzato contemporaneo tale da farlo apparire come ‘naturalmente’ caratterizzato da uno stato di guerra permanente, dal ‘conflitto di civiltà, dal bisogno di sicurezza e quindi dalla necessità di difendersi, anche con la tortura e l’annientamento, da un nemico a sua volta globalizzato.