Biblioteca universitariaBiblioteca per la paceBiblioteca per la pace: consigliamo anche…

Biblioteca per la pace: consigliamo anche…

Volumi

Elisabetta Vendemini consiglia…

  1. Urbicide Task Force, (2025) Proactive Reconstruction, Conegliano: Anteferma;
  2. Vendemini E., Salim J., (2025) Towards a Paradigm Shift for Refugee Camp, Officina Journal, No. 50, pp. 22–31;
  3. Albrecht B., Galli J., (2023) Cities Under Pressure. A Design Strategy for Urban Reconstruction, Berlin: Architangle;
  4. Sorkin M., Sharp D., (2021) Open Gaza: Architectures of Hope, Cairo: The American University in Cairo Press;
  5. World Bank Group, (2020) Building for Peace: Reconstruction for Security, Equity and Sustainable Peace in MENA, Washington: World Bank Group.

Tonino Perna consiglia…

  1. Karl Polanyi, La grande trasformazione, Einaudi , 197
  2. Nicholas  Georgescu-Roegen, The Entropy Law and Economic Process, Harvard University, 1974
  3. Wolfgang Sachs, L’era dello sviluppo. La fine di un mito, Castelvecchi ed. 2024

       Per approfondire il secondo volume:

GLI STUDI ACCADEMICI PER LA PACE

Gli Studi per la Pace si basano sulla premessa che per costruire la pace sia  necessario de-costruire la guerra. Ciò che preoccupa, dunque, non è il conflitto in sé quanto piuttosto una sua degenerazione in chiave violenta. Se, infatti, è vero che il conflitto è inevitabile, la strada della violenza può e deve essere evitata.

È essenziale chiarire il senso della parola “pace”, anche attraverso il suo opposto, individuato nella violenza, piuttosto che nella guerra. Uno studio critico della violenza è fondamentale all’interno di un discorso scientifico sulla pace.

Questo discorso è molto ampio, perché involge la violenza diretta (violenza fisica, palese, ma anche forme più sottili di violenza, come  l’isolamento, l’emarginazione, il non riconoscimento dell’altro a causa della sua diversità etnica, religiosa, sessuale, …) e la violenza strutturale (condizioni di oppressione e discriminazione che – anche in tempo di pace apparente –  sono insite nelle strutture sociali, economiche, politiche e culturali).

 In sintonia con questa idea di pace che si oppone alla violenza, potremmo definire cultura di pace una cultura della convivialità e della condivisione, fondata sui principi di libertà, giustizia e democrazia, di tolleranza e solidarietà. Una cultura che rifiuta la violenza, cerca di prevenire i conflitti all’origine e di risolvere i problemi attraverso il dialogo ed il negoziato. Infine, una cultura che assicura a tutti il pieno godimento di tutti i diritti e dei mezzi per partecipare pienamente allo sviluppo endogeno della società.

In questa accezione, la latitudine dell’idea di pace è evidentemente molto ampia e coinvolge la società nel suo complesso, a livello locale ed a livello internazionale. Disuguaglianze, sviluppo e sottosviluppo, povertà, sostenibilità, convivenza fra culture e religioni diverse, sono tutti aspetti essenziali di un discorso sulla pace. Una pace declinata, per usare la terminologia di Galtung, in termini di PACE POSITIVA.

La motivazione principale della nascita degli Studi per la Pace, come settore di studio e di intervento sul conflitto ben definito, è in origine quella di scongiurare una guerra totale, considerata come il frutto di scelte umane e, pertanto, evitabile. E difatti il focus iniziale della nascente disciplina fu proprio quello del disarmo.

Le specificità del settore sono state raggruppate da Paul Rogers & Oliver Ramsbotham (“Then and Now: Peace Research Past and Future, Political Studies, XLVII, 1999, pp. 740-754 – Versione italiana – a cura di Valentina Bartolucci) in sette punti:

  1. la propensione a focalizzarsi sulle cause profonde della violenza diretta e a esplorare modi per superare le disuguaglianze strutturali, promuovendo relazioni basate sull’uguaglianza e la cooperazione sia fra le collettività umane che a loro interno;
  2. la necessità di un approccio interdisciplinare, vista la natura multifattoriale dei conflitti violenti;
  3. la ricerca di modi pacifici per affrontare dispute e di modalità di trasformazione non violenta di situazioni violente, presenti o future;
  4. la predilezione per analisi multi-livello che studino l’individuo, il gruppo, lo Stato e le relazioni tra Stati, nel tentativo di superare la tradizionale distinzione tra la dimensione “interna” (guerra civile) ed “esterna” (guerra tra Stati) vista come inadeguata ad analizzare i modelli prevalenti di conflitto;
  5. l’adozione di un approccio globale e multiculturale, che identifichi le fonti della violenza a livello globale, regionale e locale e si nutra di concezioni di pace e trasformazione sociale non violenta derivanti da tutte le culture;
  6. la visione dello Studio della Pace come sforzo non solo analitico ma anche normativo;
  7. la stretta relazione dello studio teorico con la ricerca empirica.

Le aree tematiche nelle quali gli Studi per la Pace possono svilupparsi sono dunque vaste e complesse.

Aree tematiche

  • Educazione alla pace nelle scuole
  • Spese militari e disarmo
  • Donne e Pace
  • Migrazioni
  • Diseguaglianze economiche
  • Giustizia e Pace
  • Movimenti per la Pace
  • Pace e Territorio
  • Studi per la Pace (Peace Studies)
  • Via istituzionale alla Pace

Durante la sua 42° Conferenza generale nel 2023, l’UNESCO approva la nuova Raccomandazione sull’educazione alla pace e ai diritti umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile. Tale approvazione è il risultato di un lungo negoziato avviato a seguito della decisione della 41ma Conferenza Generale dell’UNESCO del 2021 di aggiornare la precedente Raccomandazione del 1974 sull’educazione alla pace.

La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ha tradotto in italiano sia la nuova Raccomandazione  che un documento illustrativo dei suoi contenuti, pubblicato dall’UNESCO.

La Raccomandazione del 1974 è stato il primo documento internazionale sul ruolo dell’educazione per la costruzione della pace, la comprensione internazionale, la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Nello spirito di questo documento l’educazione mira a costruire società pacifiche e giuste, ad agire sulle povertà, a promuovere l’uguaglianza di genere, a migliorare la salute e il benessere generale, e a promuovere la comprensione tra le nazioni e i popoli. Intervenendo su questi temi in maniera integrata, la Raccomandazione del 1974 ha offerto un approccio olistico all’educazione mettendo insieme per la prima volta  gli sforzi dei vari settori di competenza dell’UNESCO per affrontare sfide comuni e guidare verso cambiamenti positivi.

Molti mutamenti sono sopraggiunti negli ultimi 50 anni a motivare la necessità di un aggiornamento della Raccomandazione del 1974. Di fronte alle nuove sfide globali, agli sviluppi tecnologici e in un momento in cui il livello di pace del pianeta risulta nettamente deteriorato, il bisogno di un‘educazione alla pace – di qualità e trasformativa – non potrebbe essere più urgente.

Anche il panorama legislativo si è modificato negli ultimi 50 anni: la comunità internazionale dispone adesso di un set più robusto di accordi per promuovere la pace  e la non violenza, che erano assenti nel 1974. La storia ci insegna che le conquiste non sono mai definitive, e che anche la comprensione internazionale sul piano dei diritti e dell’etica deve essere difesa ogni giorno.

Per tutte queste ragioni gli Stati membri dell’UNESCO hanno deciso di rivisitare la Raccomandazione del 1974 per prendere in considerazione i mutamenti nel panorama globale e dal mondo dell’educazione e, in particolare, i requisiti dell’Agenda 2030 e dell’ Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 4 sull’Educazione, con la prospettiva di mettere al centro in modo decisivo il ruolo dell’educazione per promuovere la pace globale, la comprensione internazionale e lo sviluppo sostenibile. La revisione della Raccomandazione del 1974 inoltre è stata ispirata dai risultati del Summit sulla Educazione Trasformativa del settembre del 2022 dal titolo “Futuri dell’educazione” che ha illuminato l’esigenza di una visione più lungimirante per l’insegnamento, l’apprendimento e l’innovazione in questi settori.

Per tutti questi motivi la nuova Raccomandazione sull’educazione alla pace è un segno di speranza.

Quali sono gli elementi centrali della nuova raccomandazione? La Raccomandazione propone nuove prospettive su una pluralità di temi, tra cui:

  • Un nuovo concetto di pace
    La pace non è solo assenza di guerra o di violenza diretta, ma un processo positivo di partecipazione attraverso i quali gli individui e le comunità lavorano insieme quotidianamente per costruire società giuste, inclusive sane,  sostenibili e pacifiche.
  • Cambiamenti climatici e sostenibilità ambientale
    Promuovere la conoscenza delle cause del cambiamento climatico, del suo impatto, e dei modi di adattare strategie e mitigarne gli effetti senza apportare nuovi danni al pianeta è necessario per permettere agli individui di prendere decisioni informate e lavorare per costruire società più sostenibili.
  • Uguaglianza di genere
    Le donne costituiscono ancora i due terzi degli adulti incapaci di leggere. Globalmente solo circa il 30% delle donne partecipa alle materie scientifiche. I pregiudizi e gli stereotipi di genere penalizzano il progresso globale. L’uguaglianza tra i generi fa parte dei diritti fondamentali delle persone ed è la premessa per ogni società che voglia dirsi autenticamente democratica.
  • Educazione alla cittadinanza globale
    Consiste nel riconoscere l’interconnettività del mondo e comprendere le ripercussioni delle nostre scelte e delle nostre azioni sulle persone e sulle comunità su scala locale, nazionale e globale. Ciò potrebbe includere l’insegnamento e l’apprendimento dell’impatto di eventi e conflitti passati e attuali, esplorare i legami economici, sociali e politici tra i paesi e le società, nutrire l’empatia e il rispetto per la diversità delle culture e delle opinioni. L’UNESCO sta promuovendo l’educazione alla cittadinanza globale tra i soggetti in tutte le sfere della vita per fornire conoscenze, competenze e attitudini per coltivare tolleranza, rispetto e un condiviso senso di appartenenza ad una comunità globale, con il fine ultimo di assicurare i diritti umani e la pace.
  • Alfabetizzazione sui media e sull’informazione
    Il pensiero critico, l’empatia e la comprensione dei principi chiave della sicurezza digitale, della privacy e di una interazione digitale etica, hanno un posto di rilievo nella nuova Raccomandazione. La revisione rispetto al testo del 1974 affronta le sfide poste dal panorama digitale, come la disinformazione e i discorsi d’odio, e le possibilità che le nuove tecnologie offrono per l’insegnamento e l’apprendimento.
  • L’educazione permanente
    La Raccomandazione assicura che l’educazione rimanga rilevante e accessibile attraverso tutti gli stadi della vita e a livelli differenti.
  • L’educazione formale e non formale
    Le aule della scuola rappresentano solo una possibilità rispetto ai molti spazi dove i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze socializzano e imparano.

Quale uso fare della nuova Raccomandazione sull’educazione alla pace?
La Raccomandazione serve da ispirazione per i paesi al fine di sviluppare e rivisitare le loro leggi nazionali, le politiche  e le pratiche. Ad esempio lanciando programmi di tutoraggio o opportunità di addestramento professionale per assicurare uguali opportunità per tutti, e in particolare per le ragazze e le donne per accedere, eccellere, e trarre beneficio nell’educazione. E’ dunque compito degli Stati membri implementare la Raccomandazione e assicurarne gli esiti, garantire meccanismi di feedback e sostenerne gli sviluppi con leggi appropriate, politiche e strategie volte ad intessere i contenuti dell’Educazione alla Pace nei curricula e attraverso tutte le aree di studi e livelli dell’educazione. Gli Stati membri devono pertanto attivamente sostenere i decisori, le istituzioni educative, gli insegnanti e il personale dedicato, per diffondere i principi guida della Raccomandazione con un approccio che riguardi tutte le istituzioni e tutta la società. Devono pertanto provvedere al necessario supporto e adeguate risorse finanziarie, amministrative, tecniche, umane per implementare la raccomandazione in linea con gli obblighi e gli impegni internazionali. È loro compito rivedere politiche, leggi e pratiche relative alla Raccomandazione e favorire un approccio che coinvolga l’intera società, quindi usando o stabilendo meccanismi che coinvolgano una molteplicità di agenti e portatori d’interesse.

Questa Raccomandazione è diretta ai decisori politici, ai professionisti nei Ministeri, ai presidi e agli insegnanti. Ma, in una dinamica democratica e partecipativa, è altrettanto diretta agli scolari, agli studenti e alle organizzazioni della società civile, perché si facciano parte attiva del monitoraggio e della diffusione dei principi dell’Educazione alla pace. Non riguarda pertanto solo le Istituzioni ma tutti coloro che credono nel potere trasformativo dell’educazione per costruire società più giuste, inclusive, democratiche e sostenibili, che abbiano a cuore l’obiettivo della cittadinanza globale per la costruzione e il mantenimento della pace.

Agg.to 10 settembre 2024

Biblioteca universitaria
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.